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Paragrafo 8 . La poetica.
     
Interessato  a  tutte  le forme di sapere e  a  tutte  le  attivit
dell'uomo,  Aristotele non poteva non occuparsi anche  dell'arte  e
della  poesia.  L'analisi della produzione artistica aveva  portato
Platone a esprimere un giudizio sostanzialmente negativo, in quanto
i prodotti degli artisti, che imitano il mondo sensibile, risultano
"imitazioni  delle imitazioni" della vera realt  costituita  dalle
Idee.(129)
     Aristotele concorda con il maestro nella definizione dell'arte
come  imitazione,  ma,  dal momento che il mondo  sensibile  ha  le
caratteristiche piene della realt, l'arte  imitazione di qualcosa
di reale. La differenza pi grande tra i due filosofi sta nel ruolo
che all'arte viene da essi attribuito: mentre per Platone - l'arte,
allontanando   gli   uomini  dalla  realt,  svolge   un'opera   di
corruzione, per Aristotele essa pu svolgere un'azione positiva.
     Per capire la posizione di Aristotele consideriamo quanto egli
scrive  sulla  tragedia, la forma di arte poetica  sicuramente  pi
diffusa in Grecia a partire dal quinto secolo avanti Cristo
     
Il poeta e lo storico.
     
Il  poeta  tragico  e  lo storico trattano lo  stesso  oggetto,  le
vicende  degli uomini, ma tra loro - scrive Aristotele - vi    una
grande differenza: non perch il poeta scrive in versi e lo storico
in  prosa,  giacch  "la storia di Erodoto, per  esempio,  potrebbe
benissimo  esser  messa in versi", ma perch "lo  storico  descrive
fatti    realmente   accaduti,   il   poeta   fatti   che   possono
accadere"(130).
     Per  questa  differenza  la poesia pu svolgere  una  funzione
educativa:  pur  mettendo  entrambi in  scena  fatti  e  personaggi
particolari,    il   poeta   "tende   piuttosto   a   rappresentare
l'universale", mentre lo storico non pu staccarsi dal particolare;
perci  la  poesia  qualche cosa di pi filosofico e  pi  elevato
della  storia"(131). Nelle vicende descritte dal  poeta  tutti  gli
spettatori  possono  identificarsi, traendo  giovamento  da  quanto
vedono e ascoltano.
     
La piet e il terrore.
     
Lo  strumento  con  cui il poeta pu agire sullo  spettatore    la
capacit di suscitare due sentimenti: la piet e il terrore. Quando
sulla  scena  un  uomo giusto, che ha commesso  qualche  errore,  
trascinato   nell'infelicit   e   nella   sventura   in    maniera
sproporzionata rispetto alle proprie colpe, si prova piet  per  la
sua fondamentale

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innocenza  e scatta un meccanismo di identificazione tra spettatore
e personaggio, da cui deriva il "terrore" che la stessa sorte possa
toccare a ciascuno di noi.(132)
     In   questa  prospettiva  il  poeta  deve  costruire  i   suoi
personaggi sulla base della verosimiglianza e sviluppare le  azioni
che   siano   in   qualche  modo  plausibili;  dovr   evitare   di
rappresentare  uomini malvagi che ottengono la felicit,  cosa  che
non  suscita  n il sentimento della piet n quello  del  terrore;
oppure  uomini dabbene che sono trascinati nell'infelicit,  perch
ci  suscita solo ripugnanza; infine non dovr rappresentare uomini
estremamente malvagi che cadono in disgrazia, perch neppure questo
produce alcuna piet.(133)
     In  ogni  caso  l'epilogo della rappresentazione  deve  essere
"doloroso":  non  possibile che "personaggi tra loro  nemicissimi,
per esempio Oreste ed Egisto,(134) alla fine se ne partano da buoni
amici e nessuno uccida, e nessuno sia ucciso"(135).
     Attraverso i sentimenti della piet e del terrore, la tragedia
purifica  l'animo dalle passioni: "Tragedia  dunque imitazione  di
un'azione  seria e compiuta in se stessa, con una certa estensione;
in  un  linguaggio  abbellito di varie specie di  abbellimenti,  ma
ciascuno a suo luogo nelle parti diverse; in forma drammatica e non
narrativa; la quale, mediante una serie di casi che suscitino piet
e terrore, ha per effetto di sollevare e purificare(136) l'animo da
siffatte passioni"(137).
     Su   queste  righe  di  Aristotele  la  critica  ha   discusso
moltissimo;  ci  sembra comunque che - alla luce della  riflessione
complessiva di Aristotele - la purificazione (catarsi) di cui  egli
parla  debba  avvenire  grazie  all'intervento  della  ragione:  la
rappresentazione tragica "fa pensare". La verosimiglianza - su  cui
Aristotele insiste - dei personaggi e delle situazioni mira  a  far
s  che gli spettatori, riconoscendosi in essi, si confrontino  con
le  proprie passioni, suscitate dalla rappresentazione, e  su  esse
riflettano.

